4°Congresso internazionale della Società svizzera di lavoro sociale (SSTS/SGSA)12 - 13.9.2018, Lausanne

Lavoro sociale e percorsi di vita all’insegna dell’accelerazione

La richiesta di documenti è prorogata al 28.02.2018.

Il 4° Congresso internazionale della Società svizzera di lavoro sociale (SSTS/SGSA) verte sulle metamorfosi del lavoro sociale in una società segnata dall’accelerazione sociale e tecnologica legata alla concorrenza sfrenata che caratterizza il capitalismo contemporaneo.

L'incertezza che contraddistingue le istituzioni sociali e politiche, le relazioni familiari e l'occupazione contribuisce a una maggiore vulnerabilità nel corso della vita, mentre l'aumento delle disuguaglianze comporta un aumento del ritmo di vita degli occupati, ma anche l’inoperosità di coloro che sono esclusi o escluse dal mercato del lavoro.

In questo contesto, il moltiplicarsi delle esperienze di transizioni e di biforcazioni biografiche, o di eventi o momenti critici della vita, che peraltro sembrano essere vissuti in tempi sempre più stretti, influenza le istituzioni e gli individui.

Come cambia il lavoro sociale in relazione a questi mutamenti? Come evolvono i problemi sociali? Come cambiano le tecnologie approntate per rispondervi e con quale impatto sui destinatari?

Il Congresso affronta queste questioni attraverso tre assi all’insegna dell’accelerazione:

Asse 1: Accelerazione e politiche sociali

L'accelerazione sociale ha delle ricadute sul funzionamento politico delle democrazie liberali occidentali, sui loro modi di deliberare e le loro strutture di applicazione con una propensione a sostituire le leggi con disposizioni procedurali più fluide. Le politiche sociali sono anch’esse toccate da questo processo.

I contributi che rientrano in questo primo asse devono impegnarsi a riflettere, pensare e concettualizzare le trasformazioni delle politiche sociali nel contesto del capitalismo contemporaneo. È possibile affrontare le seguenti domande:

  • Come analizzare tali trasformazioni in relazione all'accelerazione sociale e tecnologica?
  • In che misura conducono a cambiamenti nelle rappresentazioni e nelle pratiche del lavoro sociale?
  • Come pensare i tempi dell'intervento sociale?
  • Quali innovazioni sociali accompagnano l'accelerazione sociale e tecnologica?
  • Quali sono le ricadute dell'accelerazione sulle forme di gestione, di governance e di burocratizzazione nonché sugli obiettivi di efficienza e di efficacia delle politiche sociali?
  • Come e in quali ambiti hanno luogo i trasferimenti di oneri tra il pubblico e il privato, tra lo Stato, la filantropia e la famiglia?

Asse 2: Pensare il lavoro sociale in base ai percorsi di vita

Il secondo asse si concentra sui percorsi di vita degli utilizzatori dei servizi sociali. Questi percorsi di vita sono il prodotto di un insieme di norme, di procedure e di regole più o meno formalizzate e sono amministrativamente e istituzionalmente strutturati all'interno di fasi temporali specifiche. In questo contesto, l'età è un criterio naturale di classificazione, come il genere.

I contributi per quest’asse si concentrano sulle seguenti domande:

  • come si svolgono i percorsi di vita dell’utenza del lavoro sociale, sempre più chiamata a assumersi delle responsabilità, a attivarsi, a inventarsi o a reinventarsi in tempi sempre più brevi?
  • Come accompagnare i destinatari di dispositivi routinizzati, anche se i percorsi sono più incerti e disallineati, mentre gli stati sono meno stabili e meno perenni?
  • Come si adattano gli operatori e le operatrici sociali a eventi critici, transizioni o biforcazioni biografiche?
  • Come integra il lavoro sociale, nelle sue pratiche e nelle sue riflessioni, la nozione di percorso di vita?
  • Come si tiene conto delle relazioni sociali tra generazioni, di genere, d’origine e di classe?
  • Quali sono le sfide, per la formazione e la ricerca nel campo del lavoro sociale, poste dall'inclusione del percorso di vita nelle sue dimensioni individuali e socio-politiche?

 


Asse 3: Moltiplicazione degli attori e le riconfigurazioni dell’intervento sociale

I cambiamenti del capitalismo contemporaneo hanno come effetto di costringere le persone a migrare, ciò che contribuisce a mettere in discussione i confini degli stati-nazione. Questo processo porta ad una complessità del lavoro sociale in quanto pone gli operatori e le operatrici sociali davanti alla sfida di dover rispondere, di solito a livello locale, all'internazionalizzazione dei problemi sociali, ai problemi legati alle conseguenze della (de-) colonizzazione e agli effetti delle catastrofi ecologiche. Operatori e operatrici sociali sono nella situazione paradossale di dover promuovere la qualità della vita dei destinatari dei loro interventi sul piano individuale e nel contempo soddisfare le esigenze di razionalizzazione, d’efficienza e d’efficacia dettate dalle forme neo-liberali di gestione e burocratizzazione delle pratiche.

Alcuni paesi disciplinano il lavoro sociale più di altri e tendono a rafforzare e legittimare la sua esistenza come professione, mentre altri si collocano maggiormente in un contesto che tende a rimettere in discussione in maniera diffusa le professioni. Questa seconda opzione indebolisce gli operatori e le operatrici sociali (Vrancken, 2012), rafforza le forme di de-professionalizzazione e genera il moltiplicarsi di attori e attrici dell’intervento sociale. In entrambi i casi, si osservano riconfigurazioni delle pratiche, adeguamenti dei metodi di intervento esistenti o l'invenzione di nuovi metodi.

I contributi per questo terzo asse, devono interessarsi alla fusione / parcellizzazione delle pratiche professionali, al riconoscimento delle competenze degli operatori e delle operatrici sociali, in particolare nella dialettica tra sapere profano e sapere esperto.

  • Come avvengono la divisione tra territori professionali, familiari e del volontariato, i trasferimenti di oneri e la segmentazione del mercato del lavoro sociale nei percorsi di vita?
  • Quali sono le forme di collaborazione che accompagnano questa trasformazione sociale?
  • Come si inseriscono le pratiche professionali nei dispositivi interdisciplinari o inter-istituzionali?

 


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